Perché investire nello storytelling? I 10 motivi chiave.

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Per ciascuno di noi un marchio non è altro che l’insieme dei valori e dei prodotti che ha raccontato negli anni.   

 

Per questo ritengo che sia fondamentale per un’azienda cercare di creare empatia con i propri clienti e far percepire il proprio lato umano: lo storytelling è un’ottima tecnica, da veicolare attraverso tutti i media possibili (video, blog, ecc..).

Ma vediamo insieme 10 ottimi motivi, che ho tratto e commentato da un testo di Paul Smith:

1. Raccontare una storia è facile
Tutti sono in grado di farlo, non è importante il titolo di studio ma impegno e creatività.

2. Una buona storia resta nel tempo
Pensate ad esempio alla storia raccontata anni fa da Barilla, con quello slogan rimasto nel cuore di tutti gli italiani “dove c’è Barilla c’è casa”, abbinato a quello spot con la bambina che salvava una gattina trovata per strada, facendola diventare parte della sua famiglia (ovviamente davanti ad un bel piatto di pasta).

E grazie a quella storia, per molti anni le persone hanno amato quel marchio.

3. A tutti piace ascoltare una storia
Non importa l’età, basta che sia buona.

4. Le storie sono contagiose
Nel mercato attuale si parla di effetto virale, cioè un passaparola massivo attraverso i social network innescato grazie ad una storia particolarmente coinvolgente o divertente, ma in passato lo stesso fenomeno era presente grazie a “tecnologie” più arretrate (telefonate, chiacchiere al bar, ecc…).

Non dimentichiamo che il passaparola resta IL più efficace canale di vendita delle aziende!

5. Le storie sono più facili da ricordare
E’ stato dimostrato in psicologia che le persone ricordano una sequenza di fatti anche 20 volte meglio, se quei fatti sono raccontati all’interno di una struttura narrativa ben raccontata.

6. Le storie ispirano.
Slide piene di dati e anonimi comunicati stampa no.

7 Le storie catturano l’attenzione di tutti i tipi di ascoltatori
Eric Jensen ha dimostrato che davanti ad una platea eterogenea di individui, circa il 40% sono più inclini ad imparare tramite percezione visiva, il 40% tramite percezione uditiva mentre il restante 20% tramite percezione cinestetica, cioè provando attivamente a fare qualcosa.

Attraverso lo storytelling, si riescono a coinvolgere tutte le tipologie di ascoltatori: chi predilige la percezione visiva ricorderà le immagini evocate nella mente dalla storia (un pò come quando si legge un libro), chi preferisce la percezione uditiva ricorderà la voce del narratore, mentre il restante tipo ricorderà le emozioni e le sensazioni provate ascoltando quella storia.

8. Le storie sono perfette per comunicazioni informali
Le persone sono molto più inclini a prestare attenzione ad una storia raccontata in modo informale, magari in un momento di pausa!

9. Raccontare una storia significa avere rispetto per chi ascolta
Siamo noi a guidare l’interpretazione del racconto, ma è solo chi ascolta che deciderà le conclusioni da trarre.

E’ un pò come suggerire cosa fare, senza dare un ordine diretto e arrogante.

10. Le storie predispongono chi ascolta ad uno stato mentale di apprendimento
Mi è capitato tante volte durante un meeting, in seguito ad un cambio di ritmo del relatore seguito dalle parole “vi racconto una cosa che mi è capitata”, di appoggiare istintivamente la penna sul foglio, alzare la testa e concentrarmi profondamente sulle sue parole successive.

Le storie ci permettono di far abbassare le “barriere mentali” di chi ascolta, che per definizione è solitamente incline a criticare o giudicare quello che stiamo per dire.

E’ un po’ come prendere la palla con un cane: si siede e diventa attentissimo a quello che stiamo per fare!
:=)

Bruno Faccini Written by:

Project manager & web developer @ITestense, fotografo d'istinto. Cofondatore del progetto http://occhiodelfotografo.com.

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